Per “Mulino bianco” e per il regista Gabriele Mainetti la felicità abita a Ostia e a Garbatella

Per il “Mulino bianco” raggiungere la felicità si può se si frequentano luoghi della grande bellezza di Ostia Antica, di Ostia e della Garbatella.

Merito del regista Gabriele Mainetti, già artefice del grande successo di pubblico e di critica del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”, che ha avuto l’incarico di curare gli spot pubblicitari della campagna 2020 del “Mulino bianco” legata alla personale visione della felicità. Mainetti, che nel suo film d’esordio aveva privilegiato le location della periferia romana, stavolta ha puntato la telecamera in quelli che sono piccoli gioielli della Capitale.

Il claim della serie di spot pubblicitari affidati ai creativi della Publicis Italia, è “Non smettere di cercare di essere felice”. Così il regista ingaggiato dall’agenzia pubblicitaria ha cercato e trovato luoghi del cuore in piccoli gioielli di Roma. L’obiettivo è quello di dimostrare che l’antidoto alle nostre vite piene di ansia e preoccupazione per il futuro, si nasconde nei piccoli momenti di felicità quotidiani. E ad aiutare la narrazione interviene la prima di una serie di citazioni alla grande cinematografia: la voce fuori campo, sia per contenuti che per intonazione, ricorda il film francese “Il favoloso mondo di Amelie” (Jean-Pierre Jeunet, 2001).

Così Giulio, il piccolo protagonista della clip lanciata il 24 maggio, viene inquadrato mentre pedala sulla sua bicicletta nel Borgo medievale di Ostia Antica con il fondale della Cattedrale di Sant’Aurea oppure è ripreso mentre salta felice in una pozzanghera davanti all’ingresso dell’Episcopio. Location, quelle del Borgo, già impiegate da grandi del cinema come Federico Fellini (Amarcord, 1973), Bruno Corbucci (Squadra antiscippo, 1976), Alberto Sordi (Il tassinaro, 1983), Fausto Brizzi (Notte prima degli esami oggi, 2007, Ex, 2009, Indovina chi viene a Natale, 2013, Poveri ma ricchi, 2016 e Poveri ma Ricchissimi, 2017).

Uno scorcio della pubblicità di Mulino Bianco girata nel Borgo Medievale di Ostia Antica

Gabriele Mainetti prosegue poi la ricerca della felicità, dei protagonisti degli spot così come dei potenziali clienti, proponendo la merendina “I flauti” con scene sul lungomare di Ostia. Diciamo subito che il mare c’è e si vede ma non è il protagonista principale: è solo il fondale colorato dell’emozione.

Filippo mentre scatta sulla bicicletta sulla spiaggia di lungomare Paolo Toscanelli, a Ostia

Il luogo scelto dal regista è la ex colonia Vittorio Emanuele III e la sua spiaggia in lungomare Paolo Toscanelli. Così si vede Filippo, il piccolo attore “che ama il suono della velocità”, saettare prima sulla passerella della spiaggia libera in sella alla sua bici poi giocare con le maioliche a scacchiera che si trovano in uno dei vecchi refettori della colonia.

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Anche qui le citazioni cinematografiche a registi illustri non mancano: Antonio Pietrangeli (Io la conoscevo bene, 1965), Tinto Brass (Snack Bar Budapest, 1988), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, 1988) e Francesco Nuti (Willy Signori e vengo da lontano, 1989). Quando poi Filippo gioca a dare una forma alle nuvole, il terrazzo mostra in lontananza l’inconfondibile skyline del Gasometro del quartiere Ostiense.

In basso a sinistra, oltre il muretto del terrazzo, la sagoma inconfondibile del Gasometro

Tornando a Mulino bianco, nella pubblicità del “Cuor di pane” Mulino Bianco la protagonista bambina è Sara. E la carrellata sui suoi piccoli e grandi piaceri inquadra il quartiere della Garbatella. Dapprima, alla ricerca dei nomi strani sui citofoni, la ripresa mostra un angolo del grosso complesso degli ex dipendenti postali di via Guglielmo Massaia, tra i civici 45 e 60. O, se preferite, di via di Villa Belardi, ingresso secondario del vasto comprensorio. Se ne riconosce lo stile architettonico intervallato dalle verdi conifere dei pini secolari.

Sara sbircia tra i citofoni di via Guglielmo Massaia, alla Garbatella

Altra inquadratura: “A Sara piace guardare le pozzanghere per vedere quanto sono profonde”. E dietro la pozzanghera si staglia l’imponente e inconfondibile barocchetto romano di piazza Benedetto Brin (foto in copertina). Anche qui le citazioni non mancano, considerato che la Garbatella, appena centenaria (leggi qui), e coetanea oltre che amata da Alberto Sordi (leggi qui) è stata fonte di ispirazione per tanti registi: Luciano Emmer (Le ragazze di piazza di Spagna, 1952), Nanni Loy (L’audace colpo dei soliti ignoti, 1962), Ettore Scola (C’eravamo tanto amati, 1974 e Una giornata particolare, 1977), Marco Risi (Vado a vivere da solo, 1982), Nanni Moretti (Caro diario, 1993), Michele Placido (Romanzo criminale, 2005).

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