Scoprire il Palazzo del Monte di Pietà

Il Palazzo del Monte di Pietà, o Monte dei Pegni, che si trova al civico 32 della piazza medesima, è stato costruito nel 1588 su progetto di Ottaviano Nonni detto il Moscherino (Bologna, 1536 – Roma, 1606) su commissione del cardinale Prospero Santacroce. L’edificio è tristemente noto ai romani che si trovano in difficoltà economiche: è qui, infatti, che opera da secoli la banca presso la quale si possono “depositare” (o impegnare, da cui deriva Monte dei Pegni) oro e preziosi in cambio del prestito di una somma che dovrà essere riscattata con gli interessi bancari al momento in cui si disporrà nuovamente del contante per rientrarne in possesso. Nel caso in cui non si riuscisse a riscattarli nei tempi fissati, i preziosi saranno messi all’asta.

Tornando all’architettura dell’edificio, inizialmente il palazzo era limitato alla parte centrale dell’attuale corpo di fabbrica. Poi, con la morte del cardinale, gli eredi nel 1591 vendettero il palazzo ai fratelli Settimio e Fantino Petrignani di Amelia i quali, a loro volta, nel 1603 lo vendettero al Sacro Monte di Pietà. A quel punto furono effettuati lavori di ampliamento per renderlo adatto alla nuova funzione, affidando l’incarico a Carlo Maderno che ebbe come collaboratore Francesco Borromini.

Un’incisione di Giuseppe Vasi del 1747 illustra la facciata del Monte di Pietà

La costruzione fui prolungata sul lato destro di chi guarda fino all’angolo di via dell’Arco del Monte, dove fu eretta una cappella, inaugurata nel 1618. Durante il pontificato di Urbano VIII (1623/1644)  la piazza antistante venne ampliata  e si decise di prolungare il corpo di fabbrica verso piazza dell’Olmo, oggi piazza di San Salvatore in Campo.

Nel Frattempo, con la morte del Maderno nel 1630, alla direzione dei lavori venne posto Filippo Breccioli che, però, morì sette anni dopo, e a lui successe Francesco Peparelli, il quale, per proseguire nella campagna di ampliamento, fece demolire la chiesa di San Salvatore. Al posto del tempio venne edificata una nuova cappella, completata sotto le direzioni di Giovanni Antonio De Rossi prima e di Carlo Francesco Bizzaccheri dopo.

Uno scorcio della cappella del Monte di Pietà

Quella cappella era una realizzazione complessa e ben articolata: nel 1680 fu completata la decorazione dei marmi mentre in un tempo più lungo, entro l’Anno Santo del 1725, vennero collocati bassorilievi e statue che, scrive Claudio Rendina, erano opera di Domenico Guidi, Francesco Moderati, Pierre II Le Gros, Bernardino Cametti, Giuseppe Mazuoli, Jean Baptiste Théodon, Agostino Cornacchini, Simone Giorgini, Lorenzo Ottoni, Michele Maglia e Andrea Berrettoni.

Il risultato è in una straordinaria galleria di bassorilievi e statue in marmo bianco di Carrara inseriti in un’architettura in marmi rossi e verdi di Sicilia e gialli dell’Asia Minore. Nella sontuosa cupola, interamente rivestita di stucchi dorati, sono inseriti dei medaglioni con episodi della storia del Monte di Pietà. Solo nel 1730 si poté procedere alla consacrazione. Soltanto dopo si poté proseguire nel piano di ampliamento del corpo di fabbrica verso Trinità dei Pellegrini con l’erezione della facciata posteriore ad opera di Nicola Salvi. La sua definitiva sopraelevazione arrivò nell’Ottocento.

Particolare della facciata del Monte di Pietà

Visitare la Cappella è possibile ma soltanto su prenotazione al numero di telefono 06.68442001 oppure nelle speciali giornate dei Palazzi Abi “Invito a palazzo” (prima settimana di ottobre) nei quali vengono aperti i palazzi di proprietà delle banche.

Il Palazzo del Monte di Pietà è di proprietà dell’Unicredit (già Banca di Roma e Banco di Santo Spirito) e ospita un istituto di credito su pegno: per questo a Roma è conosciuto anche come Monte dei pegni. Qui si possono impegnare oro, argento e diamanti: si riceve il controvalore in contanti e se entro 30 giorni la polizza non si riscatta, restituendo la somma ricevuta più una piccola percentuale di interessi, quei beni vanno all’asta. La sede è aperta tutti i giorni feriali dalle 8,00 alle 14,00: si possono osservare i lotti di oggetti all’asta e anche partecipare all’acquisto.

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