Scoprire le due statue di Mosè a Roma: inno alla perfezione e critiche per la deformità

Roma conserva due opere d’arte dedicate a Mosè, controverse per fattura e prestigio degli autori. L’una, opera di Michelangelo Buonarroti, è famosa in tutto il mondo anche per l’aneddoto legato allo scultore stizzito perché quella statua non parlasse tanto era perfetta. L’altra, scolpita da Prospero da Brescia, era talmente mal riuscita che l’autore si ferì mortalmente con la spada per il disonore che quella statua gli aveva procurato tra la gente.

A raccontare le vicende dei due Mosè di Roma è Costantino Maes, scrittore di “Curiosità Romane” un libro rarissimo del 1885 pubblicato per le Edizioni del Pasquino.

Sono due i Mosè in Roma, l’uno per divina bellezza, l’altro per stupenda deformità: raggiante l’uno d’una aureola fulgentissima di gloria, l’altro stillante sangue – esordisce Maes – Parliamo prima di quello glorioso, ch’è a San Pietro in Vincoli, dove il di 1° agosto, si celebra la festa delle catene di S. Pietro, che il devoto popolo corre a baciare”.

COME SCEGLIERE E PRENOTARE L’ALLOGGIO IN ZONA

San Pietro in Vincoli è la basilica che si erge nella omonima piazza del quartiere Monti, tra via Cavour ed il Colosseo. La basilica fu fatta costruire nel 442 d.C.presso le Terme di Tito all’Esquilino. La leggenda narra che Elia Eudocia, madre di Eudossia (moglie dell’imperatore romano d’occidente Valentiniano III) avesse ricevuto in dono in un viaggio in Palestina le catene che avrebbero imprigionato San Pietro. Consegnatele a papa Leone I, che conservava le catene impiegate dai romani per lo stesso scopo su San Pietro nel Carcere mamertino, queste si sarebbero saldate in modo irreversibile. L’evento diede vita alla decisione di erigere la basilica di San Pietro in Vincoli (in catene, appunto) ed il miracolo della saldatura delle catene che vi sono tuttora conservate è stato a lungo celebrato dai romani il 1° agosto.

Il reliquiario delle Catene di San Pietro

Al restauro di Giulio II nel 1503,  papa che vi voleva ospitare il suo mausoleo, si deve l’architettura dell’attuale chiesa. Ed il Mosè di Michelangelo Buonarroti fa parte, appunto, del grande gruppo marmoreo che avrebbe dovuto ospitare le spoglie mortali di Giulio II sotterrate, invece, nella basilica di San Pietro in Vaticano.

La facciata di San Pietro in Vincoli a Roma

Questa è la famosa statua di Mosè scolpita da Michelangelo, che scorgesi in mezzo al sepolcro di Giulio II – prosegue Costantino Maes – Chi almeno una volta all’anno può astenersi di salire l’antica Via Scellerata, cioè la moderna salita a gradini di S. Francesco di Paola, ed entrare nel classico tempio eretto sull’Esquilino da Eudossia, moglie di Valentiniano, imperatore d’occidente; non per vedere le 20 colonne doriche antiche di marmo greco scanalate, ed aventi 2 metri e 25 cent. di circonferenza, non gli armadi di bronzo del Pollaiolo, non la Pietà del Pomarancio, non la liberazione di S. Pietro del Dominichino; ma per esaltarsi l’animo dinanzi al capolavoro forse della statuaria, il Mosè di Michelangelo? In quale altra statua scorgesi tanta vita, tanta forza d’espressioni, e si profondo sentimento di fiera melanconia nel volto di questo grande mortale, di questo uomo misterioso, che, dopo avere conversato con Dio, guarda quella mandria d’uomini che brulica ai suoi piedi, e ne contempla l’abbiezione e la miseria? Nessuna statua antica o moderna rogge al contatto di questa che, al dire del Grimm, rivela tanta sublimità, tanta coscienza della propria dignità, della propria forza, quasi abbia a sua disposizione i fulmini del cielo, e tuttora li trattenga prima di scatenarli, aspettando che si rischino ad attaccarlo i nemici, che egli medita di annientare”.

La statua, alta 235 cm, è stata realizzata tra il 1513 ed il 1515 ma ritoccata poi nel 1542.

Il gruppo del mausoleo di Giulio II in San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo al centro

“L’autore stesso fu colpito talmente dallo splendore dell’opera sua, che si ha per tradizione essersi rivolto col martello in mano alla medesima, e scagliatole un colpo alla testa, o sul ginocchio, avergli detto: Ebbene parla Mosè! E a. dire il vero Manca il parlar, di vivo altro non chiedi, Nè manca questo ancor, se agli occhi credi” conclude Maes nel descrivere l’incomparabile perfetta bellezza del Mosè che si può visitare in San Pietro in Vincoli (ingresso gratuito, tutti i giorni, dalle ore 8:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:00).

Per raggiungere San Pietro in Vincoli si suggerisce di scendere alla fermata metro B di Cavour.

ALLOGGIARE A DUE PASSI DAL COLOSSEO

Ogni mercoledì del mese di maggio 2018 la basilica ospita suggestivi concerti di musica da organo (qui puoi trovare il programma) suonata con il seicentesco strumento che si trova di fronte alla statua di Mosè.

L’ALTRO MOSE’

La fontana Felice o dell’Acqua Felice o di Termini presso le Terme Diocleziane che si trova in piazza San Bernardo, costruita da Domenico Fontana per ordine di Sisto V, è certamente una delle più belle di Roma. “Nella nicchia di mezzo – giudica Maes nel 1885 – è collocato il più orrido dei Mosè, un Mosè colossale in atto di fare isgorgare l’acqua dalle rupe, scultura di Prospero da Brescia. Prospero da Brescia, dice il Cicognara, doveva essere uno stuccatore, piuttosto che scultore. Egli era forse geloso dell’ immortale Mosè di Michelangelo; nell’aria della testa, in un certo qual movimento della persona, si tradisce l’intenzione sacrilega di volerlo forse emulare o superare. Ma dall’infelice connubio dell’orgoglio coll’ ignoranza non si figliano che mostri; e questo povero Mosè e proprio un mostro”.

La Fontana dell’Acqua Felice a piazza San Bernardo a Roma

Durissimo il parere di Costantino Maes. “Riguardato da lontano, non si sa che cosa sia. Lo diresti un orso rampante; misurato è poco meno largo che alto. L’idea quando si volle costruire una fontana in quel sito fu benissimo immaginata, siccome confacente e allusiva al soggetto. Ivi la scena si finge in Cadesbarne, e Mosè -viene rappresentato in atto di percuotere con la verga la rupe, donde dee scaturire l’acqua, anzi l’accenna con l’indice disteso già scaturita, a dissetare le turbe assetate e ribellanti. Tale concetto bellissimo fu barbaramente straziato da questo informe abbozzo, che porta. il nome di Mosè, e che a qualche forastiero gonzo si suole indicare come quello di Michelangelo. Il forastiero a tale nome rimane a bocca aperta e si crede in obbligo di vedere un’opera sublime, e non s’accorge di stare davanti a un rospo”.

UNA SISTEMAZIONE TRA I MOSAICI ROMANI A DUE PASSI DAL MOSE’

Prospero, che aveva sperato di emulare la gloria di Michelangelo, divenne pazzo dal dolore per le risate che eccitò il suo Mosè: ed è certo ch’egli si ferì colla spada non volendo sopravvivere a tanta sconfitta” rivela il Maes.

Il Mosè di Prospero da Brescia nella Fontana dell’Acqua Felice in piazza San Bernardo

Prospero Bresciano non di meno avea pure già condotti alcuni lavori,che gli acquistaron lode. Per esempio, le figure di stucco grandi al naturale, ch’egli fece nella chiesa di S. Eligio degli Orefici presso via Giulia, sono belle; nella cappella Gregoriana in San Pietro e sua la statua di Papa Gregorio XIII in atto di benedire il popolo; anche i quattro leoni di‘ metallo dorato sotto la guglia di S. Pietro sono suoi (BAGLIONI, Vita dei pittori, ecc. Napoli 1733, pag. 40). Ma, come dice il suo biografo e lodatore, “ in questa statua (cioè ‘il Mosè) perde egli tutto l’onore, che aveasi acquistato per li tempi andati con tante e si nobili fatiche “ (Id. pag. 41). Il Baglioni nella vita che ha scritto di Prospero da Brescia, tace della ferita, ma non asconde che egli ne morì poco dopo dal dolore. Di si fatta maniera egli accorossi, che gli venne un umore melanconica (dice il Baglioni), il quale atterrollo e in breve lo mandò all’altra vita, e morì in casa di Fulvio Orsino suo protettore. Alcuni, per iscusare l’artista di tanto errore, dissero che, pressato dall’ impetuoso Sisto V, egli non ebbe il tempo di studiare l’Opera sua. Il Baglioni per discolparlo attribuisce il fallo non tanto alla imperizia di lui, quanto perchè volle lavorare il masso steso in terra. Ma, giustamente osserva il Cicognara, le proporzioni goffe, principal difetto dell’opera, devono essere state dedotte da un modello, e questo di qualunque dimensione sia, serve a regolar lo scultore in qualunque positura trovisi il marmo”.

In piazza San Bernardo si può arrivare a piedi scendendo o alla fermata della Metro A Repubblica oppure da quella Barberini.

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