Perché a Roma la pesca si chiama persica

C’è una ragione che affonda nelle radici della storia sul perché a Roma la pesca si chiama persica (e a Genova persiga): questo frutto, denominato scientificamente Prunus persica, è originario dell’Oriente e venne importato in Europa occidentale dagli antichi romani. Quegli alberi provenivano dal Medio Oriente ed esattamente dalla Persia. Da qui il nome persica.

La spiegazione deriva da un approfondimento degli archeologi conseguente alle scoperte di una moltitudine di reperti negli scavi per la realizzazione della stazione San Giovanni della Metro C, qui ampiamente descritti. In uno dei video allegati all’articolo viene evidenziato che la zona era coltivata a peschi, come attesta la notevole quantità di noccioli rinvenuta e messa in mostra nelle vetrine della stazione-museo. Probabilmente era quella la più grande azienda agricola specializzata nella produzione di pesche nelle vicinanze di Roma.

Nel dettaglio la storia della persica nasce con il mito religioso attribuito in Cina, dove l’albero è originario. Il pesco in quell’area storica fu considerato simbolo d’immortalità e i suoi fiori celebrati nei millenni da poeti, pittori e cantanti. Dall’oriente il pesco giunse in Persia (attuale Iran) e da qui si diffuse in Europa ed in Egitto. In Egitto la pesca era sacra ad Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia, tanto che ancora oggi le guance ed il culetto dei bambini vengono paragonati alle pesche per l’assenza di peluria e per la loro morbidezza e carnosità. Nell’antica Roma il frutto assunse il nome di persica dando il nome alla specie, con significato di “della Persia“.

La pesca in dialetto a Roma è chiamata anche persica

Più esattamente il frutto arrivò a Roma nel I secolo d.C. e grazie ad Alessandro Magno si diffuse in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Pare infatti, secondo lo scrittore romano Rutilio Tauro Emiliano Palladio, che Alessandro Magno ne fosse rimasto affascinato quando lo vide per la prima volta nei giardini di re Dario III, durante la spedizione contro la Persia.

La popolarità della pesca è cresciuta nei secoli non solo per il suo sapore particolare ma anche per il potere afrodisiaco che le viene attribuito giustamente: le ricerche scientifiche, qui indicate, hanno confermato una alta quota di flavonoidi, polifenoli antiossidanti, particolarmente efficaci nelle prestazioni del maschio.

E’ usanza a Roma, d’estate, consumare la persica a fette in un bicchiere di vino bianco molto freddo come mangiaebevi dissetante ed al tempo stesso rinfrescante. Stessa modalità d’uso anche nel meridione, in particolare nel barese, dove la pesca è dialettalmente indicata come percoco o percoca.

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