Palazzo della Consulta, dove si applica la Costituzione italiana

C’è un palazzo a Roma che ha accolto nella sua lunga storia i tre diversi poteri terreni: quello papale, quello monarchico e quello repubblicano. E’ il Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale.

Il palazzo, che si erge imponente sulla piazza del Quirinale proprio di fronte alla residenza del Presidente della Repubblica, sorge sui resti del settore settentrionale delle Terme di Costantino e ha la sua origine nel ‘500 quando alcune case di diverso taglio furono trasformate nella dimora patrizia della famiglia piemontese del cardinale Ferrero. Alla morte dell’ultimo membro del casato, l‘edificio, noto come palazzo di Vercelli, venne incluso, nel 1588, tra le proprietà dei Palazzi Apostolici come dipendenza del vicino edificio papale del Quirinale e destinato alla famiglia pontificia che vi dimorò stabilmente fino all’inizio del ‘700.

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Nel 1732 il pontefice Clemente XII Corsini, nell’ambito della sistemazione della piazza di Montecavallo (nome alternativo al Quirinale), ordinava il rifacimento del Palazzo di Vercelli. Lo scopo era quello di ottenere una sede più efficiente e moderna adatta ad ospitare i due ministeri della Sacra Consulta (o Tribunale Pontificio) e della Segreteria di Stato per i Brevi, nonché quello di ospitare delle caserme riservate alle guardie pontificie delle Corazze e dei Cavalleggeri, che contavano più di centocinquanta uomini. I lavori vennero affidati all’architetto fiorentino Ferdinando Fuga, molto noto e apprezzato per i suoi interventi, tra gli altri, nel vicino palazzo papale (l’ala del Quirinale detta “manica lunga”), che li concluse nel 1737. Nel corso del tempo il Palazzo ha conosciuto diverse destinazioni: fra il 1798 e il 1814 fu sede della Prefettura di Roma; nel 1849, durante la Repubblica Romana, fu sede del Governo del Triumvirato di Armellini, Mazzini e Saffi ; nel 1870 con la proclamazione di Roma capitale d’italia e l’arrivo dei Savoia, il Palazzo ospitò il principe ereditario Umberto l e sua moglie Margherita di Savoia. Tra il 1874 e il 1922 fu sede del Ministero degli Affari Esteri e dal 1924 al 1953 del Ministero delle Colonie; dal 1955 infine è sede della Corte Costituzionale.

La struttura del palazzo si ispira all’architettura rinascimentale romana, con preciso riferimento al modello di Palazzo Farnese; tuttavia le condizioni del terreno costrinsero il Fuga a progettare un edificio a pianta trapezoidale con il lato maggiore su piazza del Quirinale e con un grande cortile quadrato al centro. La facciata a due piani è scandita da tredici campate nelle quali si inseriscono finestre con timpani triangolari al primo piano e convessi al secondo. Al centro il Fuga inserì un sontuoso portale con colonne doriche sulle quali poggia un timpano curvilineo arricchito con le statue della Giustizia e della Religione, opera dello scultore Filippo della Valle, autore anche dei gruppi scultorei dei Trofei, che esaltavano le imprese dei due corpi militari delle Corazze e dei Cavalleggeri, collocati a coronamento dei due portoni laterali. Nel 1735 lo stemma con le armi della famiglia Corsini, affiancato dalle allegorie della Fama, opera di Paolo Benaglia, venne sistemato in cima all’edincio, al centro della balaustra che corona il palazzo. Più tardi, con l’unità d’italia e l’arrivo dei Savoia a Roma, lo stemma reale sabaudo fu posto sul timpano del portale centrale dell’edificio.

Particolare del chiostro interno al Palazzo della Consulta

All’interno il Fuga distribuì simmetricamente tutte le singole istituzioni a cui il palazzo era destinato, compresi gli alloggi per i militari, gli impiegati, le stalle per i cavalli e gli appartamenti per i cardinali. Questi ultimi sono situati al piano nobile al quale si accede attraverso il cortile connotato da una architettura a serliana e da una controfacciata caratterizzata dalle rampe oblique dello scalone monumentale e da pianerottoli che danno risalto all‘asse centrale dominato dallo stemma papale.

Salendo la grande scala regia si raggiungono gli appartamenti di rappresentanza. Le stanze, benché abbiano subito diverse trasformazioni, si sono preservate, conservando una serie di affreschi con soggetti allegorìci e mitologici eseguiti tra la prima metà del ‘700 e la fine dell‘800 dai pittori Antonio Bicchierai e Bernardino Nocchi. Superata una serie di vestiboli. si accede all’Anticamera della Sala delle Udienze riccamente decorata da consolle con specchiere di fattura ottocentesca, che introduce alla Sala degli Avvocati. L‘ambiente mostra un soffitto dipinto ottocentesco e specchiere e consolle intagliate e dorate della stessa epoca su una parete spiccano i ritratti di tutti i presidenti della Corte. Qui vengono conservate le toghe degli avvocati in udienza in un arredo in stile napoletano proveniente dalla Reggia di Caserta.

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Si prosegue nella terza grande camera, oggi chiamata Sala delle Udienze, in epoca sabauda adibita a salone da ballo. La sala è arredata con stalli lignei ed è oggi sede di riunione dei giudici della Corte Costituzionale. Il soffitto è decorato da eleganti finte architetture dipinte a grisaille e alle pareti sono esposti tre dipinti.: una “Giuditta e Oloferne” di Cristofano Allori (1610 circa), una “Natività di Gesù” secentesca di ambito fiammingo e un “Madonna col bambino” ispirata al modello di Rubens.

La Sala delle Udienze

Proseguendo sull’altro lato del piano nobile, perfettamente simmetrico e speculare al precedente, troviamo l’Anticamera del Presidente, il cui soffitto fu decorato nel periodo sabaudo da Annibale Bugnoli con pregevoli stucchi di ghirlande di fiori e frutta che racchiudono gli stemmi dei Savoia. Lungo le pareti si notano quattro arazzi secenteschi due dei quali con tema biblico di “Salomone e Re Davide” e un terzo con il soggetto di “Romolo e Remo allattati dalla lupa“. Notevoli sono le porte realizzate da Bernardino Nocchi e decorate a grottesche.

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La successiva Sala del Presidente fu decorata tra il 1871 e ii ’74 da Cecrope Barilli che sul soffitto rappresentò “La luce sconfigge le tenebre” per celebrare i’illuminato governo sabaudo. Lo studio del presidente è arricchito da un elegante mobilio in stile primo impero (notare le zampe del tavolo intagliate a forma di leone e sedie con figure chimeriche) e sulla sua scrivania troneggia lo storico calamaio in bronzo e marmo utilizzato da Napoleone III e dall’imperatore Francesco Giuseppe per firmare l’armistizio di Villafranca al termine della II guerra di indipendenza nel 1859. Alle pareti anche un quadro di Giacomo Balla.

Si prosegue poi nel Salotto Verde, cosiddetto dal parato che riveste l’ambiente. Sul soffitto fu collocata “L’Allegoria della Magnificenza” di Antonio Bicchierai, che volle cosi celebrare lo splendore munifico di Papa Clemente XII. Al centro del salone è posto un tavolo con un prezioso piano commesso di manifattura fiorentina cinquecentesca, ornato con lo stemma dei Medici. Si accede quindi: al Salotto Rosso che prende nome anch’esso dal damasco che ne tappezza le pareti. Da notare la bellissima portantina riccamente modanata e intagliata e alle parete il dipinto di scuola veneta “Le nozze di Canaan”, databile nella prima metà del ‘500. infine ci si introduce alla Camera di Consiglio o Salone Pompeiano. La sala è la più ricca dell‘intero complesso e fu interamente decorata da Bernardino Nocchi con motivi a grisaille e grottesche alla maniera del quarto stile pompeiano: i resti di Pompei venivano alla luce in tutto il suo splendore proprio in quel periodo. Sulla volta il tema centrale è ispirato al mito di Cerere e Proserpina e tutto intorno, lungo le pareti, si articolano figure e allegorie della mitologia classica e gruppi di ninfe e pastori danzanti.

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E’ possibile compiere visite al Palazzo della Consulta, su prenotazione, da parte di scuole, università e cultori della materia, sia italiani che esteri. Il Palazzo è visitabile, senza oneri, secondo un calendario stabilito dalla Corte costituzionale nel periodo compreso tra il mese di ottobre e quello di giugno. Le scuole – a partire dalle medie superiori – potranno chiedere di effettuare una visita guidata al Palazzo oppure di assistere ad una Udienza pubblica. La richiesta andrà redatta su carta intestata della scuola, a firma del Preside o del Dirigente scolastico, e inviata all’Ufficio del Cerimoniale della Corte costituzionale – Piazza del Quirinale n. 41 – 00187 Roma – fax n. 06/4698922.

L’udienza pubblica della Corte costituzionale si svolge, a settimane alterne, nel giorno del martedì. Per assistere ad un’udienza pubblica il cittadino può presentarsi alla Portineria principale del Palazzo della Consulta e, laddove vi sia disponibilità di posti in aula, potrà accedere previa identificazione, controllo e rilascio di apposito passi in sala d’udienza.

Il Palazzo della Consulta è stato uno dei luoghi del cuore che hanno animato le Giornate Fai di Primavera 2019.

Con i mezzi pubblici il Palazzo della Consulta si può raggiungere attraverso la metro A fermata Barberini (via delle Quattro Fontane e via del Quirinale) oppure con la metro B fermata Cavour (via dei Serpenti, via Nazionale, via Parma, via Piacenza).

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