La Fontana delle Tartarughe, nata da un difetto e clonata a San Francisco

Nata sei secoli fa con il nuovo acquedotto dell’Acqua Vergine, la Fontana delle Tartarughe nel ghetto ebraico è una delle opere più curiose e preziose tra i monumenti di Roma. Un fascino che si deve a errori tecnici, ad aggiustamenti e, perchè no, anche alle attenzioni riservate dai ladri d’arte.

Realizzata tra il 1581 ed il 1588 su progetto di Giacomo della Porta con le sculture del fiorentino Taddeo Landini, la Fontana delle Tartarughe rappresenta una creazione unica nel panorama romano contemporaneo. Le sculture in bronzo costituite da quattro delicate figure di efebi sovrastanti altrettanti delfini, prevalgono, infatti, sulla parte architettonica, caratterizzata dalla complessità della lavorazione e dalla policromia dei tre diversi marmi impiegati: bigio antico per il bacino superiore, pavonazzetto per la balaustra, africano per la conchiglia. Tali caratteristiche rendono l’opera un gioiello delicato e sontuoso dell’arte manierista.



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La realizzazione della Fontana delle Tartarughe si deve al fatto che la Camera Capitolina, dopo il ripristino dell’antico acquedotto Vergine, aveva deciso già dal 1570 l‘installazione di una imponente fontana nella vicina piazza Giudea, secondo un progetto complessivo, affidato all‘architetto Giacomo della Porta (anche detto Jacopo), che prevedeva l’edifîcazione di numerose fontane monumentali. Le insistenze del nobile Muzio Mattei avevano indotto l’Amministrazione a spostare la fontana nella piazza attuale su cui affacciava le sua residenza privata. Lo stesso nobile, che si impegnava “a far mattonare la piazza a sue spese e tener netta la fonte“, non dovette essere estraneo anche alla scelta, avvenuta in corso d‘opera, di sostituire nella realizzazione delle sculture il bronzo ai marmi del progetto originario.

La modifica imposta in corso d’opera, però, ha determinato un vistoso difetto alla vista. Le modifiche infatti avevano sortito, come effetto, che le mani degli efebi non riuscissero più a raggiungere il bordo del catino superiore dove si ipotizzava di posizionare quattro delfini, idea abbandonata per la scarsa pressione dell’acqua. Così le quattro tartarughe sul bordo della vasca superiore, che danno il nome alla fontana, sono un’aggiunta contemporanea al restauro effettuato nel 1658-59, circa 70 anni dopo la posa della fontana, sotto il pontificato di Alessandro VII (1655-1667), attribuite dalla tradizione a Gian Lorenzo Bernini. Le quattro tartarughe servirono a riempire i vuoti ingiustificati, che originariamente dovevano forse essere riempiti dai quattro delfini non utilizzati. In occasione dello stesso restauro venne eliminata la base a gradini, per aumentare, abbassandone il punto di fuoriuscita, la scarsa pressione dell’acqua.

Un particolare delle tartarughe del Bernini

Il disegno, dunque, è dovuto a Jacopo Della Porta, autore di altre fontane e bacini, in questa città, mentre gli efebi sono firmati da Taddeo Landini, fiorentino, che li eseguì giovanissimo, forse tenendo presenti le decorazioni scultoree della fontana dell’Ammannati in Piazza della Signoria di Firenze.

Le tartarughe sono state soggette a vari furti. Nel 1944 vennero asportate (e poi ritrovate) tutte e quattro. Dopo l’ultimo furto del 1979 furono tolte e gli originali sono tuttora conservati nei Musei capitolini: quelle visibili attualmente sono tutte copie, che hanno rimpiazzato anche i tre originali superstiti.

Numerosi, poi, sono gli interventi di restauro e pulitura della fontana testimoniati nel tempo dai documenti che evidenziano tutti la cura per la sua conservazione come anche la facile formazione di depositi calcarei sulle superfici. Nel 1979, al fine di contrastare questo fenomeno, è stato realizzato un primo impianto per il trattamento ed il ricircolo delle acque, rinnovato completamente nei 2003 con la installazione di una complessa struttura tecnologica.

Il clone contemporaneo della Fontana delle Tartarughe nell’Huntington Park di San Francisco

La Fontana delle Tartarughe ha anche un clone statunitense, ovviamente frutto di una copiatura in epoca moderna. La copia della fontana in scala 1:1 è collocata nello Huntington Park di San Francisco. Fabbricata a Roma a inizio Novecento e acquistata da William ed Ethel Crocker per la loro villa, fu donata nel 1954 alla città di San Francisco dai loro quattro figli e dall’amministrazione sistemata nel parco

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