Horti Farnesiani sul Palatino, dall’impero al barocco

Gli Horti Farnesiani sul Palatino sono la miglior rappresentazione dell’evoluzione storico-architettonica a partire dalla Roma Antica, della ricostruzione e del riuso dei materiali e dei luoghi dall’epoca dei fasti imperiali ai giorni nostri.

Una mostra ha celebrato dal 21 marzo al 28 ottobre 2018 questa speciale continuità tra antico, barocco e moderno. Si è trattato della rassegna dal titolo  “Il Palatino e il suo giardino segreto nel fascino degli Horti Farnesiani” organizzata da Electa e promossa dal Parco Archeologico del Colosseo nelle aree accessibili da via di San Gregorio 30 (dalle 8.30 a un’ora prima del tramonto; non si effettua chiusura settimanal; la biglietteria chiude un’ora prima prezzo: intero € 12,00, ridotto € 7,50. Lo stesso biglietto consente l’accesso al Colosseo e al Foro romano). L’itinerario della rassegna si è snodato all’interno della vasta area archeologica, là dove un tempo sorgevano gli antichi giardini. Dalla via Nova, al limite del Foro Romano, fino alle Uccelliere sul colle Palatino, una pannellistica illustrata accompagna il visitatore nel racconto delle trasformazioni degli Horti.

Il Teatro del Fontanone con, ai lati, le scalinate che portano al giardino ed alle Uccelliere

 

Il percorso di visita è stato concepito come una narrazione che prende avvio con le geometrie del verde volute dai Farnese, ripercorre la stagione del Grand Tour, quando i giardini nel pieno della decadenza acquisirono quel volto romantico che tanto affascinò poeti e artisti, primo fra tutti Goethe, e termina agli inizi del Novecento, quando iniziarono le indagini archeologiche. Allori, cipressi, tassi, alberi di agrumi, rampicanti e rose damascene vengono ripiantati in questa occasione suggerendo il fascino dell’antico giardino. Due i prestiti di eccezionale valore – collocati nelle Uccelliere – provenienti dalla collezione Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: tornano per la prima volta sul sito originario le sculture del “Barbaro inginocchiato”, in marmo nero antico e pavonazzetto, all’epoca utilizzato come portavaso, e di “Iside fortuna”, in marmo bigio morato, che decorava una delle nicchie della scala ai lati del Teatro del Fontanone.

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Proprio quest’ultima fontana ha finalmente ritrovato l’aspetto originario. Una volta liberata dalla pesante incrostazione calcarea di gusto naturalistico, esito di un intervento tardo-ottocentesco e su cui crescevano calle e capelveneri, sono tornati visibili il gioco d’acqua e la composizione di vasche sovrapposte: l’acqua torna a scorrere in successive cascatelle e termina nella grande vasca polilobata. Nelle Uccelliere sono esposti anche i due giganteschi busti di “Daci prigionieri” che, nel Seicento, decoravano il criptoportico d’accesso al Ninfeo della Pioggia. Qui, ovvero in quello che era uno degli spazi di piacere e ricreazione progettato dai Farnese, è stato concepito un coinvolgente viaggio nel tempo attraverso l’impiego di sofisticati apparati multimediali. Un video mapping ripropone quella che, in base allo studio delle fonti, doveva essere la fisionomia del complesso degli Horti Farnesiani. Suggestioni prospettiche e visioni a volo d’uccello restituiscono filari d’alberi, pergolati e antichi giochi d’acqua. In occasione della mostra, Electa edita la nuova edizione della guida degli Horti Farnesiani, con un ricco apparato iconografico che narra la storia dell’area e dei giardini.

Il giardino e, sullo sfondo, le Uccelliere degli Horti Farnesiani

L’area dove furono realizzati gli Horti era sempre stata un’area verde; la terrazza della Domus Tiberiana (primo palazzo sorto in Roma con carattere monumentale) era un giardino pensile già dal tempo degli imperatori della dinastia julio-claudia. Anche i Flavi e poi gli Antonini ebbero lì i loro giardini e non solo per ragioni di armonia architettonica con le altri parti del complesso imperiale, quanto perchè il giardino sottolineava la sacralità del luogo dove viveva l’imperatore ed in qualche modo ne legittimava l’autorità. Il nome di Domus Tiberiana appare nelle fonti solo dagli anni 68/69 in poi: precedentemente era nota come domus Caesarum, domus principis e Tibereia aula.

Gli Horti Farnesiani costituiscono un grandioso monumento alla ricchezza e al mecenatismo della potente famiglia Farnese, la quale si era affacciata, sembra per la prima volta, nell’area palatina, verso la fine del XV secolo, con una scelta tutt’altro che casuale. Quando Alessandro Farnese, che diventerà poi papa Paolo III, acquistò, pare, una vigna sul colle, “disegnerà” infatti chiaramente il proponimento di volersi “adagiare” intellettualmente e fisicamente sul Palazzo degli Imperatori. Secondo Pietro Romanelli, la prima idea di trasformare in giardino quest’area, spetta proprio al papa, che ne avrebbe iniziato i lavori subito dopo l’ingresso in Roma di Carlo V nel 1536, su disegno nientemeno che di Michelangelo.

Gli Horti Farnesiani in una stampa di Luigi Rossini (1827) – Archivio fotografico del Parco archeologico del Colosseo

Questo proposito, si deve mettere in relazione, con il fatto che fu proprio Paolo III ad aprire attraverso il Foro la “strada trionfale”, che dall’Arco di Tito andava fino all’Arco di Settimio Severo, strada che determinò l’abbattimento di molte case e l’ulteriore sopraelevazione della quota del Foro: la sistemazione del Palatino in Horti, con ingresso e fronte principale rivolti proprio da questa parte, veniva in certo modo ad essere in stretta relazione con la nuova Strada e quasi un completamento di questa. Quanto alla parte che avrebbe assunto Michelangelo in tale sistemazione, nulla di preciso risulta. Il Nibby sostiene che. più che Michelangelo o per lo meno prima di lui, lavorasse al piano dei giardini Antonio da Sangallo il Giovane, cui il papa aveva commissionato in quegli anni anche i lavori di costruzione del palazzo presso il Tevere, e che se mai, dopo la morte del Sangallo, vi desse mano Michelangelo. In realtà, il disegno della parte più monumentale e più originale dei giardini, e cioè del loro prospetto verso il Foro, deve ascriversi al Vignola, che dopo il primo sommario interessamento di Paolo III, ne diede il piano generale al nipote omonimo cardinale Alessandro Farnese Il 17 aprile 1548 il cardinale dona al fratello Ottavio gli Horti Palatini: a quella data è probabile che Alessandro non avesse sfruttato la vigna altroche’ per “cavare” materiale archeologico.

Immagine (1870 c.a) degli Horti Farnesiani sul Palatino – Archivio fotografico del Parco del Colosseo

Nel 1565. anno di acquisto di un’altra vigna, Vignola non solo aveva costruito il palazzo di Caprarola, ma aveva anche elaborato il progetto dell’altro palazzo Farnese che si stava realizzando in quegli anni a Piacenza. E pertanto proponibile il fatto che Ranuccio Farnese (subentrato ai fratelli Alessandro e Ottavio) si sia rivolto per questo lavoro al Palatino all’architetto “di famiglia”. È anche vero però, che alcuni elementi architettonici, come le finestre rettangolari del muraglione di cinta, posseggono dei caratteri stilistici ascrivibili senz’altro a Giacomo Del Duca. Con l’opera di Girolamo Rainaldi la realizzazione può considerarsi completata.

Nell’ ideazione degli Horti le costruzioni destinate ad abitazioni furono ridotte al minimo, mentre il più largo spazio fu lasciato al giardino il quale sia per essere stato concepito sul sacro colle degli imperatori, sia per la mania collezionistica della famiglia Farnese, sia per un gusto tipico dell’epoca, ebbe la particolarità di essere «abbellito» da numerose sculture antiche. Naturalmente fontane e pitture non mancavano per allietare la permanenza degli ospiti. Il periodo aureo dei giardini già agli inizi del ’700 era per volgere al termine: l’impianto originale aveva subito trasformazioni se non distruzioni. Fu il veronese Francesco Bianchini, per incarico di Francesco I di Borbone, ad intraprendere i primi scavi volti alla conoscenza della topografia e della consistenza monumentale del Palazzo dei Cesari. I successivi proprietari (Napoleone III, Demanio dello Stato Italiano) proseguirono sistematicamente le esplorazioni archeologiche (condotte da Pietro Rosa e Rodolfo Lanciani) che trasformano gli Horti Farnesiani in un relitto architettonico di difficile lettura.

LA ROSA PALATINA ABITA NEGLI HORTI FARNESIANI

Dal 22 maggio 2019 la nuova varietà di rosa «Augusta Palatina», un originale ibrido (ogni dettaglio botanico lo trovi su questo libro) , è coltivata ed esposta nel roseto degli horti farnesiani sul colle Palatino. Completamente rinnovato, il giardino ripercorre la storia delle rose. La nuova varietà di rosa Augusta Palatina è dedicata a Greta Thunberg, la giovanissima svedese paladina della tutela dell’ambiente. Gabriella Strano, architetto paesaggista del parco, rivela che questo fiore che ha avuto una gestazione lunga ben nove anni è anche un pezzo di storia. «Volevamo – svela – una rosa nuova per il neonato Parco e io cercavo una rosa antica. Questa è appena nata, ma ha un patrimonio genetico antico, tanto da ricordare alla fine proprio la rosa Prenestina che troviamo negli affreschi del II secolo». Il richiamo è al dipinto rinvenuto sui muri delle catacombe di Santa Priscilla: tenerissima, una rosa sembra ancora diffondere il suo delicato profumo dai petali di un rosso screziato che vira al violetto.

Per raggiungere gli Horti Farnesiani si può utilizzare la linea metro B: l’ingresso, che si trova sulla via Sacra nei pressi dell’Arco di Tito, è a metà strada tra le fermate di Colosseo e Circo Massimo. Un alloggio comodo, spazioso e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo è il Roma Centrale Fidelis che puoi trovare su airbnb in questa pagina.

 

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