Giuseppe Mazzini e il monumento che nessuno voleva

Sull’Aventino, proprio di fronte al Circo Massimo, si erge il monumento dedicato alla memoria di uno dei Padri della Patria, Giuseppe Mazzini. Un segno imponente nel paesaggio urbano che, però ebbe un battesimo travagliato e osteggiato fino all’ultimo.

Il monumento a Giuseppe Mazzini, uno dei protagonisti del Risorgimento italiano si trova in piazzale Ugo La Malfa, altro Padre della Patria, al quale negli anni Ottanta venne intitolato non senza polemiche quello che fino ad allora era stato piazzale Romolo e Remo.

Il cimelio ha avuto una nascita non poco sofferta, nonostante l’alto valore commemorativo della figura di Giuseppe Mazzini. La proposta di erezione in Roma (esistevano già dei monumenti sul fondatore della giovane Italia a Genova, città natale, Napoli e Milano) del monumento a Mazzini fu presentata alla Camera dei Deputati ben 15 anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1872. E’ infatti nel 1887 che l’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi, riconoscendo in Mazzini il ruolo di propugnatore dell’unità d’Italia, prende l’iniziativa di dedicargli un monumento anche a Roma, la Capitale della nazione.

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Nel 1902 l’inizio della sua realizzazione fu affidato allo scultore massone (anche Mazzini lo era) Ettore Ferrari. Nel 1922 fu posta la prima pietra ma i lavori subirono un rallentamento per la netta avversione del fascismo alla massoneria e ripresero solo nel 1948 a guerra finita sotto la guida del figlio del progettatore Gian Giacomo Ferrari e dello scultore Ettore Guastalla, al quale venne richiesto di realizzare l’assemblamento del monumento concluso da tempo. Finalmente il 2 giugno 1949 venne inaugurata l’opera, proprio nel terzo anniversario della nascita della Repubblica. Per l’occasione fu anche emesso un francobollo che raffigurava la statua di Mazzini in bronzo.

Altre statue realizzate nella Capitale da Ettore Ferrari (Roma 1845, Roma 1929) sono quelle a Giordano Bruno (Campo de’ Fiori) e a Quintino Sella (via XX Settembre).

La statua in bronzo raffigurante Giuseppe Mazzini si trova sulla sommità della base in marmo

Si concludeva un percorso osteggiato anche dalla Chiesa: la Santa Sede, infatti, in fase di realizzazione del monumento protestò per l’irriverenza delle allegorie scolpite nell’altorilievo, in particolare quella in cui appare un cavallo rampante sugli emblemi della Chiesa. I simboli vennero rimossi e il monumento fu finalmente inaugurato.



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Alla base del monumento di forma quadrangolare troviamo delle figure che allegoricamente rappresentano le idee mazziniane di aspirazione alla libertà . Nella parte posteriore , invece sono presenti dei medaglioni in marmo raffiguranti alcuni protagonisti mazziniani e massonici dell’indipendenza italiana: Carlo Pisacane, Goffredo Mameli (l’autore dell’inno italiano), Federico Campanella , Aurelio Saffi. La base del monumento è preceduta da una breve scalinata che conduce a una piccola ara (altare) in cima al blocco marmoreo si trova la scultura di Giuseppe Mazzini realizzata in bronzo e alta 5 metri ritratto in atteggiamento pensieroso. Dietro il grosso monumento si apre l’ingresso al Roseto comunale.

La parte posteriore del monumento a Giuseppe Mazzini

Nonostante il radicale intervento di restauro del 1999-2000 per porre rimedio ai danni causati sia dagli agenti atmosferici sia dagli atti vandalici, l’altorilievo marmoreo del monumento a Mazzini risulta tuttora deturpato in molte parti, con alcune figure prive di dita, mani e talora persino della testa.

Una curiosità che riguarda questo monumento si trova nel film ‘I nuovi mostri’ (1977): nell’episodio ‘Pronto soccorso’, Alberto Sordi interpreta un aristocratico della nobiltà nera romana che confonde la statua di Giuseppe Mazzini con Benito Mussolini. A riprova forse che la città non ha accettato fino in fondo quel monumento.

Forse a determinare una certa antipatia è anche quello che viene considerato uno scempio ovvero la cancellazione della toponomastica legata al luogo dove sorge il monumento. Torino, Napoli, Mondragone (CE), Rosarno (RC) e altri posti in Italia hanno dedicato strade ai gemelli fondatori dell’Urbe. Roma no. Infatti il cambiamento di Piazzale Romolo e Remo, stupendo balcone affacciato sul Circo Massimo, il Palazzo di Augusto, le cupole, i palazzi e le torri di Roma, a favore di Ugo La Malfa ha lasciato Roma senza uno spiazzo degno della memoria dei suoi fondarori. Quello, secondo la tradizione, sarebbe infatti il luogo in cui Remo consultò gli dei prima di lasciare il comando a Romolo. Avvedutisi della blasfemia, il Campidoglio è corso ai ripari con l’intitolazione recente di un “Largo Romolo e Remo”, ridicolo spazio ricavato alla bell’e meglio nel foro di Nerva, lungo via dei Fori Imperiali. Non dico altro

Per raggiungere piazzale Ugo La Malfa e quindi il Monumento a Giuseppe Mazzini si può utilizzare la Metro B e scendere alla fermata Circo Massimo.

Servizio giornalistico di Anna Rita Mancini, fotoreportage Gianni Casolaro

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