Arco di Gallieno, un gioiello incastonato tra i palazzi dell’Esquilino

E’ conosciuto come Arco di Gallieno o Porta Esquilina ma pochissimi ne conoscono l’ubicazione e persino l’esistenza. E’ dedicato alla memoria di un imperatore romano impegnato nella riforma militare per fronteggiare l’invasione dei barbari passato alla storia per essere stato lui e la sua famiglia trucidati dai suoi stessi soldati.

Publius Licinius Egnatius Gallienus, morto nel 268 d.C. all’età di 50 anni, salì al potere imperiale nel 253 insieme con il padre Valeriano, catturato e ucciso dai Sasanidi nel 260Gallieno fu un imperatore colto e sotto il suo regno le arti e la cultura vissero un breve periodo di fioritura, contrastata dalla profonda crisi dell’impero per le continue invasioni barbariche. Per questo motivo Gallieno si impegnò in una radicale riforma militare per la difesa dei confini. Sul suo carattere e sulle modalità della sua morte esistono due diverse versioni storiche, quella senatoriale per la quale era un uomo dispotico, violento e immorale mentre la versione di alcuni autori greci lo indica come sovrano saggio e soldato valoroso. Fatto sta che la sua morte è arrivata a Milano mentre era in corso l’assedio contro l’usurpatore Aureolo sostenuto dai dalmati. La maggior parte delle fonti segnala che ad ucciderlo sono stati i suoi stessi soldati.

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L’Arco di Gallieno, eretto sull’antico Monte Cispio, propaggine del Colle Esquilino sulla sommità del quale sorge la basilica di Santa Maria Maggiore, era attraversato dal Clivus Suburanus, che dal Foro Romano arrivava alla località detta Ad Spem Veterem, che potrebbe intendersi al luogo delle sepolture e non si esclude possa essere l’attuale Verano.

A ridosso dell’Arco di Gallieno e della Basilica di Santa Maria Maggiore è possibile alloggiare nel massimo comfort e nel miglio rapporto qualità/prezzo di Roma. In questa struttura, per esempio, è possibile immergersi nella storia romana, tra immagini e mosaici realistici.  I più esigenti hanno la possibilità di poter trovare alloggio in questa guest house affacciata sulla stazione Termini eppure silenziosa e lontana dal caos. Infine, per chi vuole molto spazio a disposizione e vivere in un contesto di stile e pulizia, ecco la soluzione più economica e confortevole.

Per la sobrietà delle linee e l’essenzialità delle forme, l’Arco di Gallieno è ascrivibile ad un rifacimento augusteo della Porta Esquilina inserita nelle Mura Serviane. L’Arco, costruito in opera quadrata di travertino, era scandito in facciata, fino all’imposta della trabeazione, da paraste corinzie, che erano di dimensioni maggiori nel fornice centrale. Successivamente, nel 268 d.C., l’Arco fu dedicato all’Imperatore Gallieno e a sua moglie Solonina dal devoto Aurelio Vittore; in quell’occasione fu abbassato il fregio originario di alcuni centimetri, fu modificata la scozia della cornice superiore, furono murate delle staffe per sostenere un nuovo fregio, forse bronzeo, e fu inserita la dedica a Gallieno sul sottostante architrave dimezzato: GALLIENO CLEMENTISSIMO PRINCIPI, CUIUS INVICTA VIRTUS SOLA PIETA TE SUPERATA EST, ET SALONINAE, SANCTISSIMAE A UG(ustae), AURELI US VICTOR, V(ir) E(gregius) DICA TISSIMUS N UMINI MAIESTA TIQUE EOR UM, (Corpus Inscr. Lat., vol. VI, n.1]06).

Dell’originario Arco, oggi rimane essenzialmente il solo fornice centrale, che è contrastato da un lato dalla Chiesa dei Ss. Vito, Modesto e Crescenzia, del IV sec. (restaurata o riedificata da Sisto IV nel 1477 in coincidenza con la demolizione dei fornici laterali dell’Arco); dall’altro da un edificio di fine Ottocento.

L’Arco di Gallieno con in primo piano una caratteristica fontana d’epoca Settecentesca

L’Arco di Gallieno già in antico fu soggetto a ripensamenti costruttivi, oggi evidenti sia in alcune lacune sagomate sia nell’interruzione dei profili delle paraste corinzie. Ciò, insieme alle tracce di intonaco affrescato (messe in luce dal restauro della Soprintendenza Archeologica di Roma del 1995), fa supporre che l’Arco fosse interamente intonacato e dipinto. L’avvaloramento di questa tesi trova riscontro nella terminologia medievale, che definisce l’Arco come ARC US PIC TUS. Anche L. Rossini, che nel 1834 rilevava lo scavo eseguito al di sotto di uno dei due piloni dal francese V. Baltard, “pencionnaire” di Villa Medici, osservava: “ …….. bisogna eziando (altresì ndr) considerare che questo monumento era coperto di stucco, come se ne veggono avanzi nel fianco annesso alla chiesa”.

Durante gli ultimi lavori di restauro conservativo condotti dalla Soprintendenza sono emersi anche altri dati importanti relativi all’esistenza di un piano attico dell’Arco, che avvalorano le intuizioni interpretative dei rilievi di G. da Sangallo e dei successivi, del Bellori e del Rossini. Rimane altresì difficile poter stabilire l’altezza originale del piano attico; l’opera di restauro si è conclusa con il posizionamento di blocchi lapidei, che hanno il compito di assicurare l’equilibrio strutturale e la stabilità delle staffe originali e moderne di collegamento tra i blocchi della cornice.

Un’incisione del Seicento mostra delle chiavi appese all’arco. Si ritiene che fossero appartenenti alla Porta Salicicchia (oggi Porta San Pietro) di Viterbo, che furono consegnate a Roma in segno di sudditanza e che rimasero qui dal XIII secolo fino al 1825. L’arco di Gallieno indicò anche la zona franca stabilita da papa Niccolò V (1447-55) per i venditori di merci e cibarie ai pellegrini diretti alla vicina basilica di S.Maria Maggiore.

L’area archeologica di San Vito annessa all’Arco di Gallieno è aperta e visitabile ogni primo sabato del mese dalle ore 9,00 alle 12,00 e la prima domenica del mese dalle ore 16,00 alle 19,00. Per informazioni contattare cripta.sanvito@gmail.com o fax 064463494

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