Alla scoperta della stazione museo San Giovanni metro C

La stazione museo San Giovanni metro C è un’occasione preziosa per fare un viaggio nel tempo in uno dei punti più suggestivi di Roma. Siamo in largo Brindisi-angolo piazzale Appio, a ridosso della Mura Aureliane che fiancheggiano la basilica di San Giovanni in Laterano.

E’ un vero capolavoro quello allestito dagli esperti del Parco Archeologico del Colosseo insieme con Metropolitane per Roma e Atac. A San Giovanni gli scavi durati circa tre anni, hanno consentito di esplorare una stratigrafia del suolo di circa 27 metri in profondità. Il risultato infrastrutturale e concettuale è un tour lungo corridoi, scale mobili e banchine nuove di zecca, ma anche tra reperti archeologici esposti ovunque: gusci di molluschi della prima e media età imperiale, grandi anfore del I-II secolo d.C. (dopo Cristo), strumenti in osso lavorato e i piatti colorati dell’età moderna e contemporanea. La discesa fino alla banchina dei treni è scandita dal racconto di ben 21 fasi della vita di Roma, dal servizio di piatti rinascimentali ai resti di un sistema di irrigazione di un’azienda agricola di età imperiale, fino alle testimonianze di un grande frutteto di pesche con decine di noccioli, radici, strumenti di lavoro arrivati fino a noi. Ancora più in là nei secoli, in quell’area si trovava un grande lago.

La stazione museo di San Giovanni può essere considerata un unicum nel suo genere che, però, ha illustri precedenti a livello europeo, almeno a livello concettuale,  come la fermata parigina Louvre Rivoli oppure quella napoletana di Museo al servizio del Museo Archeologico Nazionale (statua gigantesca di Ercole Farnese o la Testa di Cavallo). La nuova stazione di San Giovanni serve la linea C ed è collegata alla stazione della linea A con una galleria sotterranea. I passeggeri che si spostano da una linea all’altra, ovviamente, potranno utilizzare il medesimo titolo di viaggio.

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Rossella Rea, funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo, nel video traccia con chiarezza ed estrema competenza quali concetti animano la nascita della prima stazione-museo di Roma. “Gli scavi archeologici della stazione San Giovanni hanno consentito di esplorare un’eccezionale successione profonda oltre 20 mt di depositi archeologici su una superficie di 3mila mq. E’ stato così possibile ricostruire le vicende storiche dell’area e le trasformazioni del paesaggio nel corso dei secoli, fino ai livelli biologici più profondi quando l’uomo non era ancora apparso.

L’importanza delle conoscenze acquisite e la ricchezza dei reperti rinvenuti hanno indotto la Soprintendenza a elaborare un Progetto di comunicazione con il contributo della Facoltà di Architettura dell’università La Sapienza. Scopo della Soprintendenza è coinvolgere la cittadinanza, gli utenti della stazione soprattutto, ma anche i visitatori stranieri in un vero viaggio nella storia del luogo che può essere compiuto indifferentemente dalla banchina alla superficie e viceversa, risalendo o scendendo attraverso il tempo. Il risultato atteso è stato raggiunto: non una tradizionale esposizione museale di reperti ma una full immersion tra passato e presente.

 

Alcune delle vetrine nelle quali sono esposti i reperti nella stazione museo San Giovanni

Nell’allestimento della stazione, la stratigrafia è la chiave per comprendere il sistema informativo che anima le superfici interne. Elemento fondamentale per la lettura  dell’articolazione spaziale è lo stratigrafo, realizzato lungo le pareti, strumento di misurazione del livello di profondità dei contesti storici rinvenuti rispetto alla quota della città contemporanea e, al tempo stesso, di misurazione temporale delle fasi storiche e geologiche che, sedimentandosi una sull’altra, hanno prodotto l’attuale paesaggio urbano. A ogni epoca storica è assegnato un colore che evidenzia il succedersi ed il sovrapporsi degli strati storico-geologici.

Le tracce materiali della vita che qui si è succeduta per oltre due millenni, vale a dire i reperti recuperati durante gli scavi, sono diventate figure iconiche rappresentative del loro tempo e compaiono graficizzate fuori scala come segni identificativi delle diverse epoche.

Le tonalità cromatiche con le quali sono raffigurate, ne attestano l’appartenenza a una determinata fase storica.

A corredo di questa chiave di lettura spazio-temporale, si aggiungono in parallelo altri due registri narrativi che commentano e accompagnano lo sviluppo cronologico dello stratigrafo. Il primo legato ad alcuni eventi che storicamente hanno determinato i cambiamenti infrastrutturali di Roma o ne hanno caratterizzato alcuni passaggi significativi sotto il profilo storico-sociale. Il secondo è incentrato sulle trasformazioni dell’area, in particolare riguardo al tema dell’acqua, il cui scorrere ne ha per secoli caratterizzato il paesaggio.

A supporto del racconto storico-stratigrafico, sono gli allestimenti distribuiti lungo i piani di collegamento orizzontale dell’atrio, e del piano corrispondenze in cui, con modalità espositive diverse, si mostrano alcuni dei reperti più interessanti rinvenuti che, seppure in maniera frammentaria, restituiscono la complessità del succedersi delle fasi storiche e delle attività.

La ricostruzione di come era l’area nell’epoca aureliana

Lungo il piano atrio, accessibile indipendentemente  dall’utilizzo della metropolitana, i reperti raccontano la storia millenaria del sito mentre il piano corrispondenze è dedicata alla grande azienda agricola che nel I secolo d.C. produceva, servendosi di tecnologie avanzate, le pesche da poco immesse dalla Persia nei mercati romani. (a Roma le pesce si chiamano persiche, ecco perchè).

LA STAZIONE MUSEO E GLI ALLOGGI PIU’ CONFORTEVOLI

Una serie di postazioni video restituisce, attraverso immagini e filmati, l’interpretazione e la comunicazione dei valori storici, culturali ma anche poetici legati al rapporto tra passato e presente su cui fonda l’identità della città contemporanea.

Lungo il piano banchina,  un delicato affresco realizzato lungo le pareti vetrate, riproduce l’ambiente originario in cui, assente l’uomo, tra la folta vegetazione lacustre fa capolino l’Elephas antiquus.

Ma è solo l’inizio di un lungo percorso: la stazione San Giovanni, prossima al Centro Storico, è la prima nella quale i risultati dei lavori vengono posti all’attenzione del pubblico nel luogo stesso delle scoperte, nell’ambito di una nuova infrastruttura. Altre due stazioni-museo, infatti, saranno quella di Amba Aradam e di Fori. In viale Ipponio-via Amba Aradam gli scavi della metro C hanno già portato alla luce “La casa del Comandante”, una domus collegata ai dormitori della caserma di impianto traianeo e poi modificata da Adriano. Si stima che l’apertura delle due stazioni successive a San Giovanni possa avvenire nel 2022.

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