Acquario Romano, storia del primo stabilimento per esposizione dei pesci

Nell’attesa che entri in funzione il tanto atteso oceanario del laghetto dell’Eur, pochi romani sanno che esiste un Acquario Romano costruito più di 130 anni fa. Fu un’iniziativa coraggiosa ma fallimentare della quale, però, si conserva un edificio di grande valore architettonico e di i,forte suggestione degli arredi, oggi Casa dell’Architettura e sede di congressi e meeting.

L’Acquario Romano si trova in piazza Manfredo Fanti al civico 47, nel cuore dell’Esquilino, tra la Stazione Termini e piazza Vittorio, non distante dall’Arco di Gallieno. L’edificio, costruito su progetto di Ettore Bemich a partire dal 1885 e inaugurato il 29 maggio 1887, come sede di un acquario la cui esistenza durò però pochi anni.

L’idea di costruire un acquario a Roma si deve all’esperto di piscicultura Pietro Garganico, originario di Como, giunto a Roma all’inizio degli anni ’80 dell’Ottocento. In linea con l’orientamento governativo di privilegiare l’istituzione di strutture scientifiche per uniformare la città alle moderne capitali europee e segnare in modo inequivocabile, moderno e laico, il corso del nuovo Stato, Garganico elabora un progetto che mette insieme obiettivi economico-produttivi insieme con quelli didattici, assieme alla volontà di aderire a modelli sociali ed urbani più evoluti, promuovendo attraverso l’educazione e la ricreazione l’innalzamento delle classi popolari.

L’ingresso dell’Acquario Romano: a terra un mosaico con scene marine

Direttamente affacciato sull’Acquario Romano si trova quest’alloggio turistico dall’altissimo rapporto qualità/prezzo.

Dopo una prima ipotesi di sistemazione dello stabilimento di piscicultura con Acquario in via Nazionale nel 1881, il Consiglio Comunale di Roma delibera l’anno seguente la concessione gratuita al Garganico di un’area dell’Esquilino, ossia nella parte orientale della città dove sono stati indirizzati subito dopo l’unità d’Italia gli sforzi per il nuovo sviluppo urbanistico della capitale. Si tratta di piazza Manfredo Fanti: l’Acquario viene a ricoprire un ruolo di prestigio come polo di aggregazione della zona residenziale, diventando uno degli edifici ad uso pubblico più significativi dell’area.

La porta che introduce al salone sembra ripresa da illustrazioni di “Ventimila leghe sotto i mari” di Giulio Verne

Al talento ed al personale bagaglio di cultura ed esperienza professionale dell’architetto Ettore Bernich (Casa delle Battaglie a via Nomentana e palazzetti nobiliari a Trastevere, a piazza del Colosseo, a viale Regina Margherita e via Aureliana) si deve la fisionomia ultima, la concretizzazione delle diverse e sovrapposte finalità dell’Acquario, quali si sono andate fino ad oggi delineando.

Eh già perché la funzione dell’Acquario durò per pochi anni, forse solo mesi. Le vasche erano state collocate nel piano circolare seminterrato oltre le colonne che sorreggevano la balconata superiore. Davanti al prospetto d’ingresso venne realizzato un laghetto artificiale per una improbabile funzione di pesca sportiva.

La sala ovale: da notare le colonne stile liberty e la cupola in vetro e acciaio

Trovare una sistemazione di prestigio, confortevole e a prezzi competitivi proprio a ridosso dell’Acquario Romano è semplice: basta prenotare qui.

Si apprende dalle cronache dell’epoca che pochi mesi dopo l’apertura, nel carnevale del 1888, Bernich si dà da fare per organizzare feste e balli nell’edificio, ma l’abbandono dell’iniziativa con un primo degrado della struttura è già in agguato e ormai si teme che “Piazza Fanti diventi un pantano abitato da ranocchie”, come scrivono i giornali di allora. Dopo il fallimento della Società Anonima dell’Acquario, il Comune torna alla fine del 1891 proprietario del terreno. Così dal 1893 al 1900 l’edificio risponde agli usi più svariati. Sono ancora funzionanti, almeno fino al 1894, le vasche con i pesci nella sala centrale, mentre questa e le gallerie, date in concessione temporanea, vengono adibite di volta in volta ad esposizioni vinicole ed alimentari, assemblee e riunioni delle associazioni più diverse, esposizioni artistiche, concorsi pubblici, palestra per le scuole del quartiere.

Particolare delle ringhiere poggiamano sulle scale d’accesso al piano superiore

Alla fine del primo decennio del nuovo secolo l’Acquario è ormai consacrato come sala di spettacolo. E un teatro di secondo piano rispetto ad altre sale più prestigiose; di carattere decisamente popolare sia per il tipo di pubblico che per gli spettacoli che vi si tenevano, ospita attori come Ettore Petrolini e Raffaele Viviani, spettacoli di operetta e varietà di grande successo come le due riviste che ottennero grande riscontro di pubblico Pantaloneide Ornnibns nel 1909. Fino all’inizio degli anni ‘20 continua ad essere usato come teatro, sala cinematografica e a volte circo equestre. Legato a quest’ultima funzione è l’evento che resterà nella storia: il famoso Buffalo Bill, nome d’arte del colonnello William Frederick Cody, insieme a tutti gli indiani e i cowboys del suo circo si esibì nell’Acquario per diversi giorni del 1890. Una presenza che testimonia come già allora la struttura aveva perso la sua funzione.

La sala ovale vista dalla balconata superiore

Piazza Manfredo Fanti, sede dell’Acquario Romano, offre numerose soluzioni alloggiative turistiche a prezzi concorrenziali.

L’edificio in realtà continuerà ad essere magazzino “polifunzionale”, sede di uffici elettorali, dell’ufficio tesseramento, ospita materiale dell’Ente Assistenza Roma mentre continuano ad accumularsi i materiali scenici del Teatro dell’Opera. Resterà adibito a deposito fino alla fine del 1984 quando viene sgomberato per l’inizio dei lavori di risistemazione promossi dall’Amministrazione Comunale che hanno permesso il recupero quasi totale della fisionomia originale dell’Acquario. Dal 2002 ospita la Casa dell’Architettura, sotto l’egida dell’Ordine degli Architetti, e grazie al mirabile restauro sono pienamente godibili le grandi decorazioni di ambiente marino tra statue nelle edicole e medaglioni tra le cariatidi, porte da “sottomarino” e mosaici ispirati alle divinità pagane del mare. Persino le ringhiere poggiamano della scala d’accesso al piano superiore rivelano una cura particolare con i tridenti di Nettuno posti a decorazione.

Nel giardino estremamente curato e sorvegliato da volontari durante il giorno e chiuso al pubblico nella notte, sono presenti i resti di un edificio di età imperiale addossato alle Mura Serviane.

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