A Nemi il vino matura in fondo al lago

A Nemi c’è chi il vino prima di portarlo a tavola lo fa maturare in fondo al lago, a temperatura costante e lontano dalla luce. Si tratta del produttore del “DOC Roma” che, con la collaborazione del locale Comune e della Coldiretti, ha avviato nel 2019 la sperimentazione.

Il migliore metodo per affinare e maturare il vino sembra quello di posizionarlo in fondo ad uno specchio d’acqua, che sia il mare, un lago o una profonda sorgente d’acqua. Gli intenditori sostengono che assenza di luce e temperatura costante siano condizioni migliori di una cantina. Avviene per esempio a Saint Malò in Bretagna, regione della Francia, con il metodo che viene sperimentato sullo champagne Drappier, e a Dobrovo, nel Collio goriziano, le casse di vino sono immerse per anni presso una fonte di acqua dolce. Il capostipite della tecnica sarebbe un italiano, la cantina ligure Bisson, che fin dal 2009 fa maturare 6500 bottiglie del suo spumante metodo classico “Abissi” a meno 60 metri nel mar Ligure.

L’Associazione Italiana Sommelier, a proposito di Abissi, sottolinea che “le incrostazioni, le ostriche, gli schiaffi della corrente avevano decorato il vetro in maniera commovente“. Nessuna recensione, invece, sulla qualità della bevuta: c’è da sospettare, dunque, che l’operazione riguardi più una questione di marketing, di emozioni legate al vissuto della bottiglia.

A luglio 2019 il nuovo metodo di maturazione del vino è stato sposato dal comune lacuale di Nemi e da quello di Ariccia, in provincia di Roma, proprio per lanciare un nuovo DOC, il Roma, appunto. Fino a marzo 2020 ben 300 bottiglie di vino riposeranno sui fondali del lago di Nemi, posizionati da una squadra di una ventina di subacquei del gruppo il gruppo Under Water Team Italy capitanati da Josè Amici, partiti dal centro ittico Catarci. Obiettivo dichiarato dell’iniziativa, condotta dal Comune di Nemi in collaborazione con Coldiretti Roma e con l’azienda agricola “Monte Due Torri“, è di migliorare la conservazione del prodotto in assenza di ossidazione, senza luce e con una temperatura costante.

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Il Vino “D.O.C. Roma” è una nuova denominazione riconosciuta dalla Camera di Commercio il quale disciplinare prevede la produzione di questa tipologia di vino con i vitigni di Montepulciano e Cesanese. “Il lago di Nemi è conosciuto in tutto il mondo per aver conservato e custodito per 2000 anni le due navi imperiali di epoca romana volute dall’imperatore Caligola – spiega Alberto Bertucci, sindaco di Nemi che detiene le chiavi dei lucchetti che sigillano le cassette – Per questa sua capacità di conservazione, l’Amministrazione comunale con l’azienda agricola Monte Due Torri ha messo in atto un’iniziativa che unisce molti aspetti sia dal punto di vista naturalistico, sia sotto il profilo storico ed enogastronomico”.

E’ un metodo innovativo, ideato dal nostro associato Edoardo Amici, che si usa quando il vino ha bisogno di tempo per affinarsi e ottenere una buona maturazione in bottiglia – sottolinea Niccolò Sacchetti, presidente Coldiretti Roma – In pratica si sostituisce la tradizionale cantina con il lago. Tra un anno potrà essere fatto un interessante confronto sui metodi di affinamento”. L’iniziativa è stata patrocinata non solo dal comune di Nemi ma anche da quello di Ariccia, dal Touring Club Italiano Paesi Bandiera Arancione, Parco Regionale dei Castelli Romani, Camera di Commercio di Roma e Associazione Nazionale Città del Vino.

Va ricordato che Nemi è conosciuta nel mondo per le due navi imperiali romane attribuibili all’imperatore Caligola (37-41 d.C.), affondate nelle profondità del lago di Nemi, recuperate in una impresa archeologica condotta dal 1928 al 1932 dopo il completo prosciugamento del bacino d’acqua (qui scopri il dettaglio dell’operazione). Il recupero fornì uno dei contributi più importanti alla conoscenza della tecnica navale romana. Le imbarcazioni sono conservate nel Museo che venne completato solo dopo il trasporto delle navi nel 1940. Una grave ferita resta riguardo a quell’importante ritrovamento: nel 1944 un incendio distrusse il museo e le navi. A provocarlo furono i nazisti che occupavano l’area.

Per raggiungerere Nemi da Roma si suggerisce di utilizzare la Metro A fino al capolinea Anagnina e da lì salire sul bus che collega in sequenza Albano-Genzano-Nemi.

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